lunedì 6 agosto 2012

L' Effetto Capraia*

Ovvero: storia gotico-romantica di pollaio abitato da circensi
Bussana Vecchia  43° 50' 15''N 7° 49' 45''E

Ad essere didascalici la storia di questo viaggio attraverso la penisola comincia in posti distinti. Nel cuore delle Alpi per un verso e quasi nei Balcani per l'altro. 
Per semplicità potremmo iniziare da dove gli eventi han fatto convergere gli opposti destini, cioè al capolinea del Metrò. Ma dato che non siamo amanti di semplificazioni e pedanterie la faremo invece cominciare nel Farwest d'Italia, terra delle canzonette, la fiorita riviera Sanremasca. Saliremo solo un poco più sù, per appoggiarci ad una bella terrazza di roccia affacciata sul mare. In un piccolo borgo a cui un terremoto ormai lontano ha regalato il fascino di un reduce scaltro, che sa come ammiccare ai forestieri.

Protagoniste di questo viaggio sono Lavocenarrante, che potete per comodità immaginare dietro il volante della sua vettura senza quasi mai cadere in errore e Lavale, navigatore in carne ossa e ricci che specularmente potete immaginare immersa nella consultazione di un atlante stradale del 1980 e intenta a contraddire l'altro navigatore, quello gps.
Ma questa è la storia di un viaggio nell'umano paesaggio italico, quindi aggiungeremo subito altri tre personaggi. 
I primi due, Lagheu e Laeli sono "conditio sine qua non" per il realizzarsi dell'Effetto Capraia e si da il caso che la prima sia stata anche, insieme a Lavocenarrante, parte della spedizione scientifica che lo ha scoperto. Infine l'ultimo personaggio, Nico, è invece il "gruppo di controllo" nella  definitiva validazione della suddetta teoria.

La vicenda gotico-romantica ebbe inizio nell'afa pomeridiana, quando mollemente adagiate sul terrazzo in favore delle brezze, le nostre fanciulle decisero che avrebbero affrontato la collina e i suoi tornanti sul far della sera, guadagnandosi un piatto di rostelle fumanti da magiare rispettosamente ammirando il mare, dall'alto e di lontano. Il quinto personaggio, piuttosto incline a qualsivoglia tipo di libagioni, non ebbe nulla da obbiettare.
Il ristorante si trova proprio all'inizio del paese e come previsto l'ingresso accompagnato da un incenso di griglia fu trionfale. Quello che le anziane del gruppo avevano più o meno consciamente dimenticato erano i due osti e le loro fattezze. Così mentre il quinto personaggio, tanto galantemente quanto in vano cercava di attirare la loro attenzione per prenotare un tavolo, nello spazio di un solo quadruplice sorriso a noi era già stato riservato.

Prima del crepuscolo c'era però ancora il tempo per perdersi tra i vicoli e risalire le stradine acciottolate e ombrose, ammirare il soffitto di cielo delle chiese scoperchiate dal terremoto, infilarsi nelle botteghe a farsi raccontare storie di oggetti, mentre confetture di fine estate cuocevano su fuochi di legna, rimestate da uomini con i cappelli a sonagli. E tempo ancora per sorprendersi del non sorprendersi di tutto questo.

Il meglio doveva ancora arrivare e sedendoci a tavola, dallo sguardo confuso del proprietario già potemmo intuire che la presenza di un solo altro maschio non inibisce l'effetto capraia. La conferma l'avemmo subito, quando inebetito e senza sapere dove posare prima lo sguardo, ci chiese: "Cosa vi porto, ragazzE?". Ma fino a qui siamo nel territorio dell'etologia o, a voler essere magnanimi, dell'antropologia sociale. 
Il tocco di romanticismo arrivò quando al tavolo venne a servire un giovinetto dagli occhioni neri che folgorato da Laeli (l'unica a non poter essere sua madre) rimase interdetto col piatto a mezz'aria e il volto estatico di Dante che contempla finalmente Beatrice tra le schiere angeliche. Le campane suonavano così forte nella testa del giovinetto che le abbiamo sentite anche noi. Si sa, che a riconoscere i vermi per andare a pesca, dai bruchi che diventeranno farfalle si impara col tempo e l'esperienza, quindi Laeli non colse subito il valore di quello sguardo adorante. I giovanotti però hanno di bello la sventatezza, così armato solo del suo sorriso e tenendo gli occhi fissi in quelli della sua prescelta ci ha invitato, il sabato seguente, ad una festa. Sabato era il giorno della nostra partenza, ma si può lasciar morire così una giovane promettente passione?
"Quand'è che partiamo noi, Lavale?"
"Domenica, no?"
Cupido avrebbe bisogno di più "zie" con questa prontezza di riflessi.

La sera della festa Bussana era più buia e stregata che mai, risalendo i vicoli gente sconosciuta ci indicava la via: "seguite le luci", "la terza terrazza", così come Alice nel paese delle meraviglie ci siamo trovati in un pollaio scavato nella roccia, pieno di luci e di suoni, a ballare in mezzo a bambini, vecchi, ragazzi. Ma quando è alla fine arrivato cantando il nostro Romeo, l'emozione è stata troppo forte e incomprensibile. Giulietta è scappata...e noi appresso a lei.

E mentre enormi stelle cadenti solcavano il nerissimo cielo di Bussana non si può che pensare che bisognerebbe avere 20 anni avendone 30 ed essere pronti ad arrendersi a ciascun sortilegio in cui inciampiamo, che son sempre troppo pochi.


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*NDR 
La scoperta di tale fenomeno sociale, avvenuta nel 2009 sull'omonima Isola del Mare Tirreno, è da attribuirsi ad un ben assortito gruppo di giovani antropofile e consiste nel peculiare comportamento che si può osservare nei piccoli gruppi di maschi di homo sapiens quando nel loro territorio arrivano tre o più giovani femmine in livrea estiva. I maschi presenti, infatti, dopo un iniziale stato di confusione e disorientamento, sono soliti avvicinare le femmine con danze rituali che differiscono a seconda dell'età e della posizione nel branco, ma che comprendono spesso profferte di doni, favori, inviti, richieste di informazioni, foto, accendini, sigarette o, nelle regioni più meridionali, in veri e propri canti di corteggiamento piuttosto coloriti nel linguaggio e ricchi nella modulazione del richiamo tipico della specie, il fischio.

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